| Padri e figli |
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| Inviato da Antonio | |
| giovedì, 05 giugno 2008 18:50 | |
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Padri e figli Dopo la ricorrenza della “Festa del papà e della famiglia”, mi va adesso di stimolare innanzitutto me stesso, a gratificare gli altri di un’attenzione un tantino più premurosa. Forse noi genitori dovremmo trarre dalla memoria i ricordi migliori di ciò che ci siamo sforzati di essere per i nostri figli, come possibili modelli di saggezza e guida sicura, pur frastornati dalle intemperie della nostra esistenza. Abbiamo esternato comportamenti ben motivati, ma talvolta incompresi, malgrado il nostro impegno per adeguarci alla rapida evoluzione dei tempi, con il loro galoppante e talvolta imprevedibile mutare. Stimolando una laboriosa nostra crescita morale e personale, abbiamo sensibilizzato con affettuosa cura coloro che ci sono stati accanto nell’intimo microuniverso familiare. Avere donato talvolta troppo poco ai nostri figli, limitando naturali gesti d’affetto, costruttivi dialoghi, o accattivanti momenti di sano relax familiare, solo per non essere distratti dai nostri impegni sociali e di lavoro, adesso non fa di noi certamente delle persone completamente appagate. Se potessimo ricominciare a vivere i nostri giorni, col senno del poi, dopo un serio esame di coscienza, da genitori responsabili ci comporteremmo di certo in maniera più appropriata, nel sorreggere e guidare le nostre creature durante il cammino impervio della loro vita. E’ risaputo, l’esperienza è una preziosità che non si può inventare, è un gustoso frutto che matura gradualmente con l’età, attraverso splendide primavere ed inverni amari, tempestati talvolta da minacciose grandinate di errori. Per noi, però, può non essere troppo tardi per adottare qualche rimedio all’imperizia di allora. Un rigenerato entusiasmo potrebbe spazzare via le nubi di quel sereno mai vissuto, riannodando ciò che il tempo e l’indifferenza sono riusciti a smembrare. Dopo la bella ricorrenza che abbiamo festeggiato con convinzione, sono certo cari papà, che donare agli altri più serenità sarà sempre un gesto gradito. Chi di noi è ancora preda di un’arcana titubanza, provi a scrollarsela decisamente di dosso, giovandosi di quanto di buono sa offrirci la quotidianità. Quando la fatale turnazione di un certo viaggio bloccherà ogni nostra avventura terrena, affioreranno in noi o negli altri, vani e struggenti rimpianti. E’ incomprensibile quindi esasperare certe attese, solo per affliggerci poi del vuoto, ormai incolmabile, lasciato da qualcuno di cui si può invece gioire proprio adesso. Antonio Capodicasa |
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| Ultimo aggiornamento ( martedì, 08 luglio 2008 22:48 ) |

Abbiamo esternato comportamenti ben motivati, ma talvolta incompresi, malgrado il nostro impegno per adeguarci alla rapida evoluzione dei tempi, con il loro galoppante e talvolta imprevedibile mutare.